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Se il caldo di agosto vi opprime, potete sempre ritenervi più fortunati di L.B. Jeffries in La finestra sul cortile: vediamo in questa recensione perché questa pellicola di Alfred Hitchcock è considerata un classico, da rivedere o recuperare
TITOLO ORIGINALE: Rear Window. GENERE: giallo. NAZIONE: USA. REGIA: Alfred Hitchcock. CAST: James Stewart, Grace Kelly, Wendell Corey, Thelma Ritter, Raymond Burr, Judith Evelyn, Ross Bagdasarian, Georgine Darcy, Sara Berner, Frank Cady, Jesslyn Fax, Rand Harper, Havis Davenport, Irene Wintson, Alan Lee, Marla English, Kathryn Grant. DURATA: 112 minuti. DISTRIBUTORE: Paramount Pictures. USCITA: 1954.
Il fotoreporter L.B. Jefferies (James Stewart) è costretto al caldo torrido della propria casa per via di una ingessatura alla gamba. Gli manca solo un’ultima settimana di convalescenza, ma la noia lo assale ormai quotidianamente. A caonsolarlo ci sono solo le cure dell’infermiera Stella (Thelma Ritter) e alle attenzioni della bellissima compagna Lisa Freemont (Grace Kelly). Nei numerosi momenti di solitudine, però, Jefferies passa il tempo affacciato alla propria finestra, osservando le abitudini dei vicini di casa. Ne vede di tutti i colori, ma la sua attenzione cade su una donna malata, che improvvisamente scompare. Jefferies comincia quindi a sospettare che il marito possa aver fatto qualcosa alla donna, e lo spia sempre più ossessivamente, convinto che in quell’appartamento sia avvenuto un omicidio.
La finestra sul cortile fu presentato alla serata inaugurale della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1954. Non lasciò gli spettatori indifferenti, come molti altri film di Hitchcock. E, come molti altri film del cineasta, fece pensare la quotidianità in modo differente. Ciò soprattutto grazie al fatto che si muove lungo tre direttrici, affrontate in modo sagace. In particolare si tratta di quella narrativa che si risolve nel giallo, quella della trattazione del rapporto di coppia e, naturalmente, quella metacinematografica.
La riflessione sull’osservazione | Retro-recensione La finestra sul cortile
Soffermarsi a guardare i propri vicini dalla finestra era una pratica incurante prima di questa pellicola. Il più delle persone lo faceva senza darvi troppo peso anche quando la cosa diveniva insistente. Era un voyeurismo socialmente accettato, sempre innocuo. Alfred Hitchcock, brillantemente lungimirante, ha preso spunto da questa banalità e l’ha trasformata in un capolavoro, al contempo costringendoci a confrontarci con noi stessi.
Prima di Psycho, prima che divenisse spaventoso perfino fare una doccia, La finestra sul cortile ci ha fatto pensare che la vista sul vicinato non fosse solo un’apertura innocente. Insomma, un’abitudine si è tramutata in raggelante tensione. L’intento in La finestra sul cortile era appunto quello di giocare con le pulsioni quotidiane e trasformarle in qualcosa di perturbante. E, scavando ulteriormente sotto le apparenze, a farci fare i conti con il nostro ruolo di spettatori.
D’altronde, secondo il più classico dei problemi dell’indeterminazione, l’atto stesso dell’osservazione implica un coinvolgimento idoneo a modificare ciò che viene osservato. A teatro lo si vive più direttamente, ma in qualche modo Hitchcock lo porta al cinema. Lo strumento attraverso il quale ciò è possibile è la macchina da presa, che si sposta di finestra in finestra seguendo gli occhi di Jefferies.
Un classico giallo | Retro-recensione La finestra sul cortile
Il tutto tenuto insieme da una avvincente trama gialla, che riesce in qualche modo a lasciare dubbi non tanto sull’identità dell’assassino, quanto sul fatto se sia stato commesso un delitto. Con una singolare ironia, che domina tutto il film, il regista inglese ha disseminato la storia di una infinita quantità di indizi che portano però a concludere per il vaneggiamento di Jefferies.
In una escalation di tensione le investigazioni portano il protagonista al liberarsi, anche metaforicamente, dalla propria prigionia. L’abbandono dell’ospitale casa lo porta a confrontarsi con il presunto omicida e, per non far mancare l’ironia, a diventare doppiamente bloccato. Certo, alcune sequenze possono far ridere di fronte alle tecniche moderne. Ma una volta tenuto in mente che stiamo parlando di più di sessanta anni fa, si possono perdonare aluune pecche e lasciarsi immergere nella storia.
Un cinema immorale? | Retro-recensione La finestra sul cortile
Al di là della questione del voyeurismo, già questa affrontata con serenità avanguardistica, nella pellicola di Hitchcock c’è anche una altro tema ai suoi tempi delicato. Quello del rapporto di coppia, affrontato da diversi punti di vista. Il punto di vista principale è quello del protagonista, professionista che per lavoro e per inclinazione non intende accasarsi. Avversario del matrimonio, nonostante le esplicite avances della desiderabile Lisa avrebbero fatto capitolare qualsiasi uomo.
In realtà tutta la riflessione va oltre, dato che il nostro protagonista vede dalla finestra le varie fasi della vita coniugale. Che però rappresentano l’efferatezza della felicità. Gli unici a salvarsi sono i neosposi che entrano nel loro nuovo appartamento e lo “inaugurano” con una maratona no-stop (dalla quale siamo esclusi). Però a fare da contraltare c’è una coppia senza figli costretta a riversare il loro amore genitoriale su un cagnolino. Anche la solitudine non aiuta, dato che la zitella cerca disperatamente una compagnia ma finisce per farsi adescare e rimanere invariabilmente sola. E, d’altronde, lo scapolo infelice è impegnato solo a trovare una conclusione alla sua sonata.
Culmine di pessimismo è casa Thorwald, tra le cui mura avviene l’omicidio. A guidarci in questo viaggio di nichilismo coniugale ci pensa il personaggio di Stella. Che analizza ogni situazione con freddezza e lungimiranza, essendo profetica già dall’inizio. Ci fa notare che dall’osservazione dei terzi non appare altro che uomini castrati e donne alfa. È quasi naturale, allora, che il personaggio di Stewart abbia paura di infilarsi in un rapporto serio con una ragazza come la Freemont.
Riflessioni su più piani
Al termine di questa recensione di La finestra sul cortile bisogna dire che questa è forse la pellicola che più chiaramente dimostra il genio di Alfred Hitchcock. Per la suspense, certamente, ma anche per l’analisi brillante della società attraverso un vicinato. Un ristretto cortile che diventa in realtà un microcosmo di persone osservate non solo dal protagonista, ma anche da noi spettatori del film. E, in estrema chiusura del cerchio, ci fa riflettere su noi stessi.ì e sul nostro ruolo di spettatori di cinema. Questo resterà un film da vedere, anche a dispetto del tempo che passerà.
Punti a favore
- Lo sviluppo contemporaneo di tre temi
- Il mistero giallo che accompagna fino alla fine
Punti a sfavore
- Gli effetti tecnici troppo invecchiati
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